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venerdì 11 dicembre 2009

Il Libro di Daniele - Presentazione

Il Libro di Daniele (ebraico דניאל, dani'èl; greco Δανιήλ, danièl; latino Daniel) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana. È scritto in ebraico con un'ampia sezione in aramaico (Dan 2,4-7,28). Secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la redazione definitiva del libro è avvenuta in Giudea attorno al 164 a.C. ma fu scritto già nel VI secolo a.C. È composto da 12 capitoli che descrivono le vicende ambientate nell'esilio di Babilonia (587-538 a.C.) del profeta Daniele, saggio ebreo che rimane fedele a Dio, e visioni apocalittiche preannuncianti il Figlio dell'Uomo, il Messia Gesù di Nazareth, e il regno di Dio. La traduzione greca della Settanta contiene alcune sezioni aggiuntive (Preghiera di Azaria e Cantico dei tre giovani nella fornace; Storia di Susanna; Bel e il Drago) composte probabilmente ad Alessandria attorno alla metà del II secolo a.C. Sono ritenute canoniche dalla tradizione cattolica e ortodossa, ma apocrife da quella protestante. Daniele è uno dei santi profeti maggiori del Popolo d'Israele, dopo Isaia, Geremia ed Ezechiele. il Il nome Daniele in ebraico significa Dio è il mio giudice. Le principali informazioni sulla sua vita provengono dal libro biblico a lui attribuito. Daniele, sicuramente di nobile famiglia giudea, era ancora un adolescente quando venne deportato insieme al suo popolo in Babilonia. Svolge dunque in queste terre il suo magistero di profeta, ispirato dallo Spirito divino. Non c'è motivo di dubitare della storicità del personaggio di Daniele, al contrario di quanto è affermato dagli scettici. Diversi autorevoli personaggi, biblici (San Paolo di Tarso, Ezechiele, lo stesso Gesù Cristo) e non biblici (Giuseppe Flavio) fecero riferimento a lui e ai suoi tre compagni dimostrando che credevano in lui e lo tenevano in alta considerazione, non considerandolo un personaggio inventato. I particolari accurati con cui descrive le usanze, i costumi, la religione e la vita a corte nell'antica Babilonia possono essere stati scritti solo da qualcuno che era stato sul posto, come appunto Daniele stesso. La Chiesa ortodossa celebra la festa di San Daniele il 17 dicembre insieme ad Anania, Azaria e Misaele, i tre giovani che lodavano Dio nella fornace di Babilonia, mentre la Chiesa cattolica, sorella nella fede a quella greco-ortodossa, lo ricorda il 21 luglio. Il libro è stato dunque scritto molto probabilmente dallo stesso profeta, almeno nelle parti in cui la narrazione è in prima persona (7, 2-28; 8, 1-27; 9, 1-27; 10, 2-20; 11, 1-45; 12, 1-13), durante il periodo di Esilio Babilonese. Esilio o cattività babilonese è definita la deportazione a Babilonia dei Giudei di Gerusalemme e del Regno di Giuda al tempo di Nabucodonosor II. L'Esilio fu un grande trauma per gli esiliati, che avrebbero dovuto reinterpretare la loro identità e la loro religione senza tempio, senza re e senza terra, spesso rischiando di dimenticare o confondersi con teologie pagane. Fortunatamente, JHWH non ha mai abbandonato il Suo Popolo Israele tramite anche questi profeti. Solo nella tribù di Giuda era sopravvissuto il culto di JHWH, dopo la distruzione del Regno del Nord ad opera degli Assiri. Più di cent'anni dopo, è invece il Regno del Sud ad essere invaso, ma, nonostante ciò, è in questa frazione della popolazione israelitica che rimane viva la religione ebraica. Nella Bibbia questi fedeli superstiti son chiamati Resto d'Israele. È in questo periodo che iniziano ad assimilarsi le parole ebrei e giudei, ebraismo e giudaismo, sebbene non propriamente simili. La deportazione dei Giudei è avvenuta in tre momenti (cfr. Geremia 52,28-30). La prima si verificò al tempo di Ioiakìm (597 a.C.) a seguito della sconfitta del Regno di Giuda a causa dei Babilonesi; il Tempio di Gerusalemme fu parzialmente distrutto ed alcuni cittadini furono esiliati, scelti tra i più importanti. Undici anni più tardi (587 a.C.), dopo una rivolta contro l'impero al tempo del regno di Sedecia, la città di Gerusalemme fu completamente rasa al suolo e vi fu una nuova deportazione. Termina così il Regno di Giuda. Infine, cinque anni più tardi, sempre secondo Geremia, un terzo esilio completò i precedenti. Certamente a Babilonia è stata deportata l'èlite religiosa, politica ed economica e non la popolazione rurale. Da ciò si è compreso che Daniele, deportato, era di origini nobili ma soprattutto di grande fede nel Signore Dio.

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